Da Civitanova del Sannio a Campobasso

3 - Da Civitanova del Sannio a Campobasso

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24 Maggio 2019 - Apro gli occhi svegliato da un chiocciare insistente... che ci fa una gallina in camera? Realizzo che la “gallina”, anche un po' arrabbiata, è in realtà Andrea che, mezzo nudo sul balcone della camera, fa il verso per telefono, così da dare la sveglia a sua figlia Sara che deve alzarsi per andare a scuola. Che padre meraviglioso!

Ieri sera eravamo davvero stanchi per poter fare un giro in paese quindi, dopo una lauta colazione nel nostro B&B, decidiamo di fare un giro prima della partenza.

Civitanova del Sannio è assai carina, un paesino circolare arroccato su uno sperone. Leggiamo su internet della presenza di una antica croce stazionaria in pietra, del 1441, che incrociamo vicino al nostro B&B: molto suggestiva! Ciondoliamo per le viuzze con calma, fino a quando non arriva il momento di ripartire.

Anche in questa località abbiamo cercato informazioni sul tratturo, cosi come di rito. Purtroppo, sia il ristoratore che alcuni suoi compaesani interrogati non ci hanno aiutato molto. L'unica informazione avuta è stata che il tratturo andava in direzione Duronia... e così sia.

La giornata è bellissima, il sole splende sulle nostre teste con qualche leggero accenno di annuvolamento. Purtroppo la caviglia fa male, però il movimento sui pedali non mi dà particolarmente fastidio.

Scendiamo lungo la strada che passa vicino al campo sportivo. E' un falso piano e il vento sulla faccia fa davvero bene al morale. Proseguiamo accompagnati dai soliti cartelli informativi sul “Tratturo” (molto carini) che immortaliamo diverse volte. Si va giù lenti fino a quando incomincia la... “salita”.

Ci siamo. Pestiamo sui pedali e proseguimo tenacemente sulla durissima la pendenza. Duronia sembra essere stata costruita sulla cima del Monte Bianco. Ci sciogliamo dal sudore, quasi fossimo dei ghiaccioli al sole.

Pedala, pedala... ad un certo punto una macchina sopraggiunge nel senso opposto. Un signore abbassa il finestrino e ci avvisa: “ragazziiiii... è tutta salitaaaaa”. Grazie, ce ne siamo accorti! Aiutoooo! Ci fermiamo per riprendere fiato e per attaccarci voracemente alle borracce. Poi via... di nuovo salita... sempre salita. E finalmente “Duroniaaaaa”, con la sua piazzetta: abbiamo fatto ben... non ci credo... solo 7 km!

Lancio letteralmente la bici su un cespuglio, mentre imploro una Coca fresca alla barista, che capisce al volo quale sia il nostro grado di arsura. Oltre a ciò, le chiedo del ghiaccio da applicare alla caviglia. Ci sediamo davanti al bar e diventiamo subito l'attrazione del paese. Da ogni angolo sbucano, come folletti,  signori d'una certa età che, incuriositi dal nostro abbigliamento e dai mezzi attrezzati, non tardano a farci le solite domande: “Dove andate? Che fate? Un fiorino ah! ah! ah!”

Mentre sono intento a tracannare la Coca, Andrea familiarizza con i locali, in particolar modo con una vecchietta arzilla alla quale domanda dove fossero le antiche mura sannitiche di Duronia, informazione che aveva reperito su internet. La signora, con piglio da comandante, ci dice secca: “mio nipote sa tutto, è geometra!" Andrea sulle prime non capisce il nesso tra le mura sannitiche e la professione del nipote... ma chi ha detto che a tutto ci sia un perché? La signora ci invita a bussare alla porta dello studio del nipote e ci indica una strada alla periferia del paese, insistendo sulla sua assoluta competenza in materia.

Non ce lo facciamo dire due volte, balziamo in sella alla ricerca delle antiche mura dei Sanniti. Giunti alla porta del geometra bussiamo con fare gentile. Ci apre la porta un signore. Ci presentiamo e chiediamo ausilio per intercessione dell'anziana zia. Il professionista ci dice che il sentiero da imboccare è poco più avanti e che, superata una zona di sterpaglie ed arbusti, ci ritroveremo di fronte alle mura.

Così facciamo. Il sentiero ha l'erba alta ed è pieno di arbusti spinosi: i polpacci si segnano di rosso immediatamente. Superato il viottolo eccoci giunti sul punto indicatoci e... whooow!!! La vista che si staglia di fronte a noi è fantastica, si vede tutta la valle. Il puntino in fondo è il paese da cui siamo partiti: Civitanova del Sannio.

Ed ecco anche le mura di 2500 anni fà. Il posto è incredibile e non riesco a comprendere come mai non ci siano indicazioni di sorta: nessun cartello, nessuna spiegazione. Assolutamente evidenti, queste mura imponenti corrono lungo il costone della collina mostrando con chiarezza la loro funzione difensiva.

Dopo aver abbondantemente riempito il book fotografico con foto del luogo (e di noi stessi!), riprendiamo la strada per Torella del Sannio. La strada si presenta come un saliscendi piacevolissimo. Al lato corre una sterrata che percorriamo per alcuni tratti. Purtroppo, guidare nelle nostre condizioni si rivela troppo complicato, per cui dobbiamo ritornare sull'asfalto. I cartelli ci indicano ancora una volta che siamo sul tratturo, mentre il ticchettio della posizione neutra del pignone ci fa capire che siamo in discesa… una vera goduria.

Torella del Sannio ci appare sulla sinistra, molto carina. Si decide di fare la pausa pranzo in paese, in modo da potergli dare anche un'occhiata. E' sbalorditivo constatare quanta bellezza nascosta vi sia nei borghi meno conosciuti di Italia.

Chiediamo ad una signora dove possiamo acquistare un panino, ottenendo in risposta che più avanti vi è un alimentari. Entrando in questi esercizi il tempo sembra essersi fermato: anni sessanta, l’arredamento e le suppellettili, tutto rigorosamente old style.

Chiediamo due panini con il famoso caciocavallo molisano, mangiato come antipasto anche la sera prima. La signora, gentilissima, ci dice che ce l'ha solo piccante: “benissimo!!” esclamiamo… Aggiungiamo del salame e condiamo il tutto con una birra ghiacciata da 66ml, sali minerali a go go! Il prezzo? Tutto per soli €4,50 (si sarà sbagliata penso tra me e me): sempre più bello 'sto Molise.

Divoriamo il nostro panino sulla piazzetta d'avanti al castello... borgo che vai, castello che trovi. Ci dicono che è di proprietà privata, quindi non visitabile se non per appuntamento. Desistiamo.

Giungiamo a Castropignano in men che non si dica, affrontando una piccola salita che ci porta all’interno del borgo: anche questo minuscolo ma carinissimo! Solito giro d'informazione sul luogo e vediamo che c’è un castello anche qui... beh, non vorremo mica perdercelo! Purtroppo il castello è in ristrutturazione. Peccato, perché da fuori è bello maestoso. Solite foto di rito e via, giù per la discesa… e proprio in quel momento succede il “fattaccio”.

Siamo in corsa, la velocità è sostenuta. Mentre guardo il mio contachilometri che segna 39 km/h sento un rumore sordo e poi... crash NOOOOOOOOOOO!!!!!!!! Dal supporto del mio sterzo si è sganciato il mio Iphone... NOOOOOOOOO!!!!! Attimi di terrore... inchiodo... i freni fischiano... salto giù dalla bici come un gatto… risalgo la strada per qualche metro... lo raccolgo dal ciglio... non ho il coraggio di guardarlo. Lo schermo presenta mille righe, quasi fosse esploso. Andrea esclama: “basta, il viaggio finisce qui, l’Iphone no!”.

E’ ancora acceso. Digito sullo schermo: le App sembrano funzionare. Per fortuna il guscio del supporto ha protetto i bordi. Non ho il coraggio di sollevare il vetrino protettivo applicato, per la paura che si stacchi anche il sottostante schermo. Dico ad Andrea che sono cose che capitano, dobbiamo andare avanti.

Lo riposiziono sul suo supporto (il supporto l’hai comprato dai cinesi? No Alpitur? Ahi! ahi! Ahi!) riprendiamo le bici e concludiamo la discesa al termine dell quale, dietro una curva, si fanno avanti dei cani sbucati da un campo che ci abbaiano contro. Ci fermiamo. Arrabbiato come sono, gli lancio un’occhiataccia e sono pronto ad ingaggiare la lotta, senonché il loro padrone li richiama con un urlo, facendoci passare.

Alla fine della strada, che è poco più che un sentiero, si para dinanzi a noi la temibile SS 647 Bifernina. Cerchiamo di bypassarla con una sterrata che le corre più in basso, parallelamente. Fino ad un certo punto è anche carina da percorrere, ma dopo qualche chilometro la deviazione sulla statale è obbligata... un incubo!

Percorriamo pochi chilometri sulla statale, ma bastano per essere in continua tensione. Le auto, ma soprattutto i mezzi pesanti, sfrecciano di fianco a grande velocità. Per fortuna la banchina laterale è bella ampia, così da consentirci il transito in sicurezza. Ci fermiamo in una piazzola di sosta per riprendere fiato. Andrea si accorge che la sua bici ha un problema al movimento centrale: dobbiamo necessariamente intervenire meccanicamente, ma lo faremo a Campobasso.

Dopo poco, alla nostra destra compare Ripalimosani, borgo adagiato su una collina, a dir poco caratteristico con le sue pietre di colore ocra. Viriamo fino costeggiarla ed ammiriamo la sua torre campanaria ed il palazzo marchesale.

Finalmente fuori dalla statale, subito dopo Ripalimosani, il navigatore ci indica una strada sterrata che attraversa una collina. Siamo quasi a 40 km dalla partenza e la stanchezza dei giorni scorsi si fa sentire. La brecciata sale su per un colle verdeggiante: molto bello... ma faticoso. Arrivato sulla vetta, scendo e lancio la bici tra le fratte, per poi sdraiarmi esausto sul sentiero. Andrea ride, anche perché ripeto la stessa scena almeno una volta a tappa.

Superato il colle, eccola lì davanti a noi compare Campobasso. Entriamo in città superando una piccola zona industriale. Il cartello stradale di benvenuto ci accoglie dopo una rotatoria: “CAMPOBASSO città denuclearizzata”. Un automobilista, infastidito dal nostro incedere lento, non ce le manda a dire. Noi? Signorilmente ricambiamo!

Il rumore alla bici di Andrea è molto forte: necessita di assistenza. Facciamo intervenire Santo Google maps che ci porta innanzi ad un negozio di bici (Cicli di Niro). E' chiuso. Sono quasi le 16:00, per cui aspettiamo un po' con una Coca presa al bar di fronte. Nell'attesa prendo il coraggio a due mani e stacco il vetrino protettivo del mio Iphone. Sapete che c'è? Non si è fatto NULLA!

Una risata di felicità si stampa su i nostri volti. Incominciamo a ballare e brindare come matti. Chi ci ha visto in quel momento ci ha considerati sicuramente insani di mente.

Finalmente il negozio apre, ma per poter fare un consulto meccanico dobbiamo aspettare il fratello del proprietario, che è più pratico di meccanica. Diagnosi? Cuscinetti del movimento centrale andati, con conseguente sostituzione dello stesso.

Dopo la riparazione riprendiamo la nostra strada, abbiamo prenotato un B&B in pieno cento: “Flora Rooms”. Gli telefoniamo ed il gestore ci dice che arriverà in qualche minuto, per cui appoggiamo le nostre bici a delle grosse panchine di pietra in Piazza Vittorio Emanuele II. Mi sfilo lo zaino dalle spalle, sempre indolenzite, e lo appoggio alla panchina. Ci guardiamo intorno. Il centro città non e' male. Arriva la telefonata e un signore dall'altra parte del marciapiede ci fa segno di andargli incontro. Prendiamo le bici e  saliamo in camera portandoci dietro i mezzi: molto carina. Sistemiamo le bici e, giusto il tempo di togliersi la maglietta... “beh! ragazzi mi date un documento? "Documento? Sì, nello zaino... lo zai... NOOO!" Non riesco a finire la frase che, atterrito, mi rendo conto che ho lasciato lo zaino sulla panchina in piazza. Mi fiondo giù dalle scale, saranno passati quindici minuti buoni. Sono in canottiera, sudato e vestito in maniera inappropriata in pieno centro. Focalizzo la mia attenzione verso la piazza, ma soprattutto verso la panchina di pietra... è lì, lo zaino è lì! Lo riprendo al volo... che spavento e che cu... bip! bip! Che fortuna! Grazie Campobasso!

Siamo in camera. Andrea si scompiscia dalle risate: oggi la dea bendata è stata dalla mia parte. Finalmente ci rilassiamo.

Più tardi, pronti per la cena, cerco la mia giacca a vento, bellissima, rossa, compagna di tanti viaggi in giro per il mondo. Purtroppo constato che molto probabilmente si è sfilata dall'elastico della borsa posteriore e l'ho persa… sigh! Anche la fortuna ha un limite. Fa niente, usciamo. Mi consolo con una mega birra ed un ottima cena a base di carne al ristorante "I Peccati di Bacco”: da 10 e lode.

 

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