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Da Circello a Casalbore

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14 Agosto 2018 - Le previsioni del tempo danno pioggia per il pomeriggio e questo vuol dire che dovrò procedere in fretta se voglio evitarla. Lascio Circello per ricongiungermi al tracciato del tratturo. Al fresco del primo mattino, il cammino lungo la carrareccia è gradevole... fino al momento in cui distinguo in lontananza un gregge, accompagnato da uno stuolo di cani. Non c'è ombra del pastore per cui mi allontano dal tratturo e mi porto sulla strada: meglio essere prudenti. Per un po' i cani non si avvedono della mia presenza, ma quando sono oramai convinto di aver superato l'ostacolo, si lanciano all'inseguimento. Fortunatamente il pastore abruzzese è vecchio, per cui arranca un po' ma poi desiste, ma gli altri cani arrivano fin sulla strada e ho il mio bel da fare per tenereli alla larga. Sia come sia, alla fine tutti decidono di essersi allontanati troppo dal gregge e tornano indietro.

Mi reincammino lungo la carrareccia, che prosegue in quota offrendo bellissimi scorci sul fondovalle circostante. Rari cartelli segnalano il tratturo... mandandomi lungo sentieri a volte completamente invasi dalla vegetazione. E' possibile passare, anche se con qualche difficoltà.

Il percorso incrocia per poche centinaia di metri la SS212. Una macchina, che mostra tutto il peso dei suoi anni, inchioda al mio fianco, rimanendo in mezzo alla carreggiata. Il guidatore, anch'esso non giovanissimo, abbassa il finestrino per scambiare due parole, incurante delle strombazzate degli altri veicoli: si è fermato davvero in un pessimo punto!

Si fa raccontare la storia del mio viaggio e poi mi dice che fino a qualche tempo prima, tutti gli anni, una compagnia a cavallo ripercorreva il tratturo e in ogni paese in cui si fermava era festa. Ho memoria anche io di un sito web in cui si raccontava di questi viaggi. L'ho cercato al rientro, ma non ve ne è più traccia: e poi si dice che la rete non dimentica mai! La tradizione si è persa - lui sostiene per la scomparsa di uno degli organizzatori - ma rimangono altre iniziative del genere a carattere più locale.

Dopo uno scambio finale di saluti, mi avvio verso la prima sosta della giornata: il paese di Reino. Una passerella pedonale una volta permetteva di superare il torrente che costeggia il paese. Anche questa è stata portata via dal torrente e non è stata mai più ripristinata.

Entro in paese e ne approfitto per fare colazione in un bar. Immancabili arrivano le domande della signora che lo gestisce. Anche lei ricorda della festa che si faceva tutti gli anni per il passaggio della compagnia a cavallo e sostiene che tutto sia finito per mancanza di fondi. Il paese viveva della coltivazione del tabacco, ma la produzione è entrata in crisi, cosicché il supporto economico per certe manifestazioni è venuto a mancare.

Lascio Reino e affronto la collina oltre il torrente, cercando di rimanere, per quanto possibile, sulle carrareccie. Accelero il passo vedendo che le nuvole cominciano ad accumularsi, ma la fretta è una cattiva consigliera. Lungo una discesa su brecciato, perdo il punto di appoggio e rovino a terra sbucciandomi seriamente: bravo genio, ora sì che perderai tempo. Il lavoro per pulire e disinfettare le ferite mi costringe ad una lunga sosta.

Infuriato con me stesso, riprendo la discesa. La carrareccia passa di fianco ad un casolare in cui sono appese foglie di tabacco ad essiccare: evidentemente qualcuno ancora lo coltiva.

Dopo un ulteriore scollinamento, inizia la discesa verso il torrente Tammaro. Qui purtroppo mi trovo di fronte ad un problema serio. La zona che devo attraversare è franata, ma a causa delle sterpaglie alte, me ne accorgo solo quando sono già nei guai. Le crepe del terreno sono profonde al punto da ingoiare una gamba e le piante hanno steli più alti di me, impedendomi la vista. Non ho idea di dove sto andando e ho paura di cadere malamente: due volte nella stessa giornata sarebbero troppe! Seguo ciecamente la traccia del GPS, sperando che mi porti fuori dai pasticci. Ci vuole un po' per trovare il bandolo della matassa, ma alla fine torno a vedere la luce. Che spavento! Nella traccia GPS del giorno ho lasciato ben visibile il mio errare scombinato tra le piante. Il punto critico è evitabile entrando in un campo sulla destra del percorso e ricongiungendosi a quest'ultimo a valle della zona in frana. State attenti, mi raccomando, soprattutto coloro che sono in bici!

In fondo alla discesa, il tratturo fiancheggia per un po' il torrente Tammaro. All'inizio dell'ultima salita della giornata ho la sorpresa di passare di fianco ad una delle taverne che un tempo facevano da rifugio per i pastori.

Le nuvole temporalesche cominciano ad addensarsi. Il ritardo accumulato non mi permetterà di raggiungere la destinazione in tempo: questa volta mi inzuppo per bene. E invece no. A metà circa della salita incrocio una strada... e una stazione di servizio. Giusto il tempo di entrare nel bar e si scatena il finimondo. Se le cose stanno così, allora è il caso di sedersi e bere una birra con calma!

L'attesa dura più del previsto, ma alla fine il temporale estivo si esaurisce, cosicché posso riprendere la salita riposato. Manca ancora tanto alla destinazione, ma l'ultimo tratto è in piano. Gli ultimi ricordi della giornata sono i saluti di un contadino dal suo trattore, la chiacchierata con una signora a passeggio,... la salita finale per l'albergo che mi ospiterà. Sì, perché sono riuscito a prenotare un alloggio sulla collina che sovrasta Casalbore.

E' stata una giornata pesante: 30 km coperti, tanto dislivello e vari inconvenienti. Speriamo in meglio per domani.

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 Traccia del giorno

29.9 km, 12:09:30

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